La natura morta
FONTE: http://it.qsbd.com/fotocamere-digitali/articolo/87.html
La natura morta: più difficile ancora (Parte I)
Letteralmente e secondo una ragionevole definizione, la natura morta si potrebbe definire come segue: quella fotografia nella quale si rappresentano una serie di nature inanimate, alimenti o simili, generalmente in piani corti, con inquadrature chiuse e caratterizzate da un’illuminazione particolarmente curata. Sebbene già potremmo accontentarci di queste righe, approfondiremo il discorso. Con la natura morta, ci addentriamo in una delle discipline più impegnative, interessanti, sofferte e gradite del nostro mondo. E tutto questo senza uscire dallo studio (o da casa). Di Eduardo Parra
Certamente, la natura morta è una disciplina complessa. Esige un’alta conoscenza dell’illuminazione di studio e, generalmente, richiede un’attrezzatura di luci abbastanza costosa. È superfluo dire che una natura morta fatta con flash integrato della fotocamera non sarà, con ogni probabilità e tranne rispettabili eccezioni, un’opera d’arte. Ma se in quasi tutti i campi le nostre compatte digitali hanno sempre portato tutte quelle a perdere, oggi abbiamo un vantaggio che la pellicola non aveva: il migliore rendimento di una fotocamera digitale quando la luce è scarsa.
Il “perché” e il “come”
Certamente per fare una fotografia in certe condizioni, è bene riflettere accuratamente su che cosa è che vogliamo catturare, così come analizzare quello che abbiamo e cercare di prevedere quello che alla fine otterremo, nella fotografia di natura morta l’importanza di questo procedimento si moltiplica. Non basta collocare e scattare. Bisogna fare i compiti e avere le cose ben pensate.
La prima cosa da sottilizzare è il “perché” della foto. Le nature morte le possiamo capire in molteplici maniere, se degradiamo un po’ la definizione più o meno esatta del concetto. Possiamo fare nature morte del cibo, di accessori di moda, di materiale di ufficio… Di molteplici cose, in definitiva, e probabilmente ognuno e ognuna di noi avrà in mente un’idea diversa per quanto riguarda la loro illuminazione, il punto di vista da prendere, l’inquadratura, ecc. Dobbiamo averlo tutto previsto, almeno prima di sfoderare la fotocamera, dato che in questo tipo di fotografie l’improvvisazione non è una buona alleata.
Poi viene il “come”. Non è lo stesso una boccetta di profumo per il catalogo di un grande magazzino della stessa boccetta per la pagina due della rivista Vogue. Tutto dipende da quello che vogliamo trasmettere e dai mezzi che abbiamo per farlo. Rubén Gordé, conosciuto fotografo pubblicitario, ci commentò una volta che aveva ricevuto l’incarico di fotografare un camion-betoniera come se fosse un profumo.
È evidente, quindi, che non dobbiamo chiudere le nostre mire e pensare: “questo è un profumo” o “questa è una scarpa”, e basta. Dobbiamo andare oltre e vedere se quella scarpa vincerebbe in glamour se lo vedessimo come un profumo.
Casio QV-2300 UX F, f2.8, 1/80 s, 80 ISO L’illuminazione è primordiale nella fotografia di nature morte. Non soltanto dobbiamo studiare l’oggetto, ma lo scopo che vogliamo dare alla fotografia. |
Seguendo una regola un po’ generale, distinguiamo tra un paio di tipi di nature morte: quelle -chiamate così- semplici, con illuminazione generale e un design poco elaborato, e quelle complesse, con un design più curato e un’illuminazione molteplice più dettagliata. Possiamo trovare i primi in riviste di vendita per catalogo, per esempio; i secondi, negli annunci pubblicitari di una rivista, senza andare più lontano.
Questione di illuminazione
Vediamo, in primo luogo, quali sono gli errori più comuni che si commettono nelle nature morte e cerchiamo di porgli rimedio. Il primo principale è quello dell’illuminazione. Nell’illuminazione, come già sappiamo, esistono due tipi di luce: luci dure e luci morbide. La luce dura è una luce intensa, e proietta forti e profonde ombre sulla natura morta. Può essere utile per effetti drammatici o fotografie di oggetti ai quali va questo tipo di luce, ma per i ritratti o nature morte di solito è un autentico disastro. Così, per iniziare, ci dimenticheremo dei nostri flash integrati, pop-up e simili. I flash diretti -quelli delle nostre fotocamere- producono fasci secchi e concentrati, che vanno irrimediabilmente accompagnati da antiestetiche ombre per una natura morta.
Invece, la luce morbida produce a malapena ombre, ottenendo toni soavi e sfumati. È molto indicata per il ritratto e nelle nature morte, proprio dove vorremmo arrivare.
Casio QV-2300 UX, f2.8, 1/40 s, 80 ISO La luce morbida è perfetta per la natura morta. Le ombre non sono fastidiose e per regola generale la ripresa trasmette la sensazione di un maggiore volume. |
Queste luci, le troviamo in flash con testina mobile ben sfumati o, in suo difetto, riflessi. In questo caso, scommetteremo sull’uso di luce continua diffusa o riflessa -semplici lampade da tavolo, per esempio- dato che respingere un flash integrato in una compatta digitale si suppone un po’ difficile.
Uno dei maggiori vantaggi che abbiamo al momento di fare nature morte è che possiamo realizzare esposizioni lunghe senza pericolo che -nella maggior parte dei casi- ci “sfugga” il motivo da fotografare. Per questa ragione, non avremo bisogno di una potente attrezzatura di flash. Un paio di lampade da studio saranno sufficienti. Tutto dipende dalla nostra bravura e, come sempre, dal nostro occhio fotografico.
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.
La natura morta: più difficile ancora (Parte II)
Abbiamo già visto nella prima parte di questo articolo la definizione da libro di natura morta. Oggi andiamo ad analizzare a fondo quella definizione, ci penseremo su e la passeremo al setaccio. Parlare di natura morta è molto di più che parlare di cibo, molto di più che parlare di luci e ombre, molto di più che parlare di inquadrature e focali… Quando la fotografia si unisce in matrimonio con l’immaginazione, la natura morta si può considerare come il suo primo figlio. Di Eduardo Parra
Un altro vantaggio in più che la fotografia digitale ha apportato a questo mondo in cui ci è toccato vivere è che possiamo risparmiarci alcuni -abbastanza- euro in fotografia con il metodo “fai da te”, una filosofia da poco riservata quasi in esclusiva al bricolage. Oggigiorno possiamo illustrare le nostre etichette di CD, le nostre pellicole di DVD; possiamo creare una cartolina natalizia o un ricordino di comunione con una piccola compatta digitale e un po’ di immaginazione.
Ma portiamo questo pensiero più lontano. Come vivono questa rivoluzione i venditori? I Librai, i gioiellieri, i restauratori… L’elaborazione del menu di una caffetteria può implicare una buona manciata di euro che non ci garantisce che avremo più clienti; le fotografie per un distributore di pubblicità probabilmente implicheranno più denaro di quello che guadagneremmo grazie a quella pubblicità. In particolare se il nostro negozio è piccolo… Tutta una spesa che grazie alla fotografia digitale ci possiamo evitare.
Una natura morta da vendere
Non è lo stesso la foto di un fermaglio di ufficio di quella di un diamante di nozze. Non è lo stesso. Ma andiamo per parti. Se il nostro prodotto da ritrarre si può commercializzare per quello che è, non avremo bisogno di mascherarlo con luci. Per esempio, un rotolo di nastro adesivo già lo possiamo illuminare con dodici flash e un fuoco, se vogliamo, perché se non ci interessa acquistare il nastro adesivo non ci lasceremo tentare da una buona ripresa.
Questo tipo di nature morte, molto comuni nei cataloghi dei grandi magazzini, si illuminano con quello che si denomina “luce diffusa”, cioè, una luce diffusa che non lascia ombre e che permette di apprezzare con dettaglio tutte le caratteristiche del prodotto. Esattamente per questo, i piani si aprono sufficientemente affinché il prodotto si veda nella sua totalità, gli sfondi sono di solito neutri -niente colori appariscenti che deviano l’attenzione- e la profondità di campo deve impedire l’apparizione di zone fuori dal fuoco. Con rispetto all’ultimo requisito, se la presenza di zone sfuocate si dovesse a motivi puramente tecnici, la sfida sarebbe allora di riuscire a mantenere infuocate le parti più importanti del prodotto.
Può succedere, invece, che la nostra intenzione sia di potenziare qualche caratteristica del prodotto. Questo di solito succede con gli articoli alimentari, per esempio. Non è lo stesso offrire il cadavere di un pollo bruciato e servito in un pezzo di cartone, che offrire un gustoso pollo abbrustolito e fumante, con appetitose gocce di salsa che colano dalle cosce e servito in un vassoio d’argento. Non è lo stesso.
In fotografia, questa differenza si moltiplica per dieci. Ci sono dettagli che dobbiamo potenziare e altri che dobbiamo nascondere, ed è qui quando dobbiamo chiedere aiuto alle nostre conoscenze fotografiche. Alcuni si possono mimetizzare mediante ombre (anche se possiamo impiegare le ombre per occultare difetti, è preferibile applicare, così come nell’esempio precedente, una luce diffusa, in modo tale che tutto il prodotto resti uniformemente illuminato), altri con sfocature e altri semplicemente li togliamo dall’inquadratura. E rispetto ai dettagli che si possono potenziare, basta non toglierli male. In ogni caso, usare un’illuminazione che favorisca in modo particolare quei dettagli non è inutile.
| 1. Nikon D100, ISO 400, f3.5, 1/80 s, con flash riflesso. |
2. Nikon D100, ISO 800, f2.8, 1/60 s, senza flash. |
| 1. Un flash riflesso per ottenere una luce diffusa; una leggera sfocatura per concentrare l’attenzione sui “prodotti stella”; un po’ di estetica nella composizione, e… Finito! 2. I fluorescenti della cucina possono fare le veci della luce diffusa. Cioè, come si è potuto vedere in questa ripresa, la reinquadratura non è sempre perfetta. In questo caso, si taglia il mestolo, qualcosa che non sembra risultare del tutto riuscito. |
E altro per presumere
E anche per vendere, chiaro. Stiamo parlando di quelle nature morte nelle quali si mostra una cosa o si vende un’altra. Illuminazioni curate, un importante tocco stilistico -in quello l’occhio fotografico influisce ancora- e una buona dose di immaginazione concentrata. Volere è potere. Le nature morte -chiamiamole così- di design, accettano praticamente tutte le birichinate che vogliamo fare. Inquadrature aberranti, forme deformate, illuminazioni di fumetto, estetica glamourosa… quello che sia. Dipende solo dalla nostra immaginazione.
Al massimo, il problema può essere -come no- di condizione. Non tutti disponiamo di flash da studio -a volte, neppure di attacco per un’unità di flash esterno-, né di uno stilista o di un designer di produzione. Per compensare questa mancanza, nuovamente impiegheremo la nostra immaginazione. Una camera oscura e il flash di un’altra fotocamera ci permetteranno di avere la fonte di luce dove vogliamo. Una lampada da studio e un’altra fotocamera ci permetteranno di avere la fonte di luce dove vogliamo. Una lampada da studio e un’esposizione molto lunga permetteranno di giocare con le ombre. Un rimbalzo sullo specchio permetterà di dare alla natura morta un controluce. Un lenzuolo bianco ci permetterà di sfumare le ombre troppo forti… Se abbiamo bisogno di qualcosa, in definitiva, è l’immaginazione.
| 1. Nikon D100, ISO 400, f7, modo Bulb e flash di un’altra fotocamera. |
2. Nikon D100, f5, 1/60 s, ISO 400, flash riflesso. |
| 1. Con un ambiente totalmente al buio e il flash di un’altra fotocamera (anche a pellicola) possiamo creare illuminazioni creative totalmente incredibili. 2. I rimbalzi sulla superficie forniscono una strana illuminazione, senza mostrare lucentezza. |
* Fish-eye si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.
FONTE: http://it.qsbd.com/fotocamere-digitali/articolo/87.html




















